Blog cristiani di Sicilia

Sul Papa e le unioni di persone omosessuali

“ Il Romano Pontefice è sì il Vicario di Cristo, ma non è Cristo, è il suo vicario sulla terra, non il suo Successore sulla terra. Il Sommo Pontefice è il Successore di Pietro, non il Successore di Cristo. Quindi non può essere più “aperto” e più “buono” di Cristo stesso. Né può abolire ciò che Cristo ha stabilito anche attraverso la creazione dell’uomo e della donna, creati per mezzo di Lui e in vista di Lui (cfr. Col 1,16).”

(di Padre Ivano Liguori – O.F.M. Cappuccino)     Da giorni ascolto fedeli cristiani turbati dalle recenti affermazioni del Romano Pontefice sulle unioni civili tra persone con tendenze omosessuali. Aggiungo a costoro diversi confratelli sacerdoti che si sono ritrovati spiazzati e imbarazzati per queste esternazioni private del Papa. Noi sacerdoti, fedeli a ogni Successore di Pietro, sappiamo, quanto certe affermazioni producano nel comune sentire precedenti che rendono poi problematica e difficoltosa la pratica pastorale, sacramentale e morale. Come già accaduto in passato con la esortazione apostolica post-sinodale Amoris Laetitia. Questo a causa di una debolezza formativa intrinseca delle persone che non riescono più a distinguere tra un pronunciamento magisteriale della Chiesa e un pettegolezzo ecclesiale. Detta in altri termini: per gli uomini di oggi ― compresi molti cristiani ― non c’è nessuna differenza tra una intervista a braccio del Pontefice con Eugenio Scalfari o con Antonio Spadaro, una enciclica e un motu proprio summorum pontificum. . Per questo non intendo soffermarmi di proposito sull’analisi delle parole ambigue presenti in quel documentario di Evgeny Afineevsky mostrato alla Festa del Cinema di Roma di pochi giorni fà.

La figura del Papa non si regge in forza di recensioni o valutazioni soggettive, bensì la figura del Papa è autentica in base a quello che ha stabilito Cristo stesso per lui, costituendolo suo vicario e rappresentante in terra. Ecco perché non serve fare l’analisi dell’intervista al Papa e cercare di ricostruire una complessa esegesi con l’unico scopo di scagionare o incolpare il Romano Pontefice. Tanto meno serve una interpretazione in bonam partem di certi teologi che hanno il solo scopo di salvare il salvabile e far dire al Papa quello che forse egli non ha mai pensato, detto o semplicemente ipotizzato. Perché bisogna anche fare i conti con quest’altra tipologia di soggetti: quelli che da sette anni si sono ormai specializzati a far dire al Sommo Pontefice ciò che non ha detto, trovando nelle sue parole quello che non c’è. . La voce del Papa è quella della Chiesa, che si esprime attraverso organi e canali ufficiali della Santa Sede e attraverso un magistero solido, preciso e puntuale, non attraverso improvvide e inopportune chiacchiere private. La sua, piaccia o non piaccia, deve essere una voce chiara e tutelata scrupolosamente, non può essere utilizzata in documentari, interviste a braccio o live su Facebook o su Instagram. Il Papa non deve essere l’influencer di Dio. . La voce del Papa non dovrebbe dare adito a smentite ufficiali in quanto è garanzia di quella virtù cardinale della prudenza che è imprescindibile per ogni pastore della Chiesa. Una voce che si dovrebbe sentire con saggia parsimonia, evitando quelle dispute di parola con il mondo che il Serafico Padre Francesco sconsigliava ai suoi frati. . Ecco perché considero questi scoop così sensazionalistici, lesivi della figura del Sommo Pontefice e non vincolanti per il fedele cattolico che non ha nessun obbligo di assenso di fede. Sappiamo bene come oggi ogni affermazione può essere sapientemente manipolata e utilizzata a dovere. La stampa, i social media e i media sono in grado di cucire una nuova veste a qualsiasi affermazione quando, estrapolandone il contesto originario, viene rivoltata così tante volte da assumere una valenza contraddittoria, con il risultato di mutare in bianco quello che è nero e in bene quello che è male. . Tali escamotage sono palesi a tutti, ma alcuni risultano essere più utili di altri quando agevolano, ad esempio, fini ben precisi e molto specifici. E il fine in questo caso coincide con la legge contro l’omotransfobia e i diritti LGBT che in Italia è in via di approvazione. Se ci pensiamo bene, questa intervista al Papa ha avuto il merito di un tempismo perfetto, infatti quale migliore sponsor del Pontefice per presentare le istanze aperturistiche della comunità arcobaleno nel contesto mediatico e sociale italiano da sempre cattolico? . È sicuro che davanti a tali esternazioni, tutti si sentiranno in dovere di affermare ingenuamente: «se lo dice il Papa è una cosa buona, è una legge urgente e giusta», quindi bisogna farla passare. Attenzione, esemplificazioni come questa conducono molto rapidamente alla conseguenza della supremazia del positivismo giuridico sul diritto naturale e sulla morale naturale. Con la conseguenza che una legge diventa giusta solo per il fatto che è stata attuata e approvata da un legislatore umano o perché il legislatore umano considera tale legge giusta in forza del suo stesso esistere. Sappiamo bene che così non è, anzi molte leggi che pretendono il titolo di giuste e civili si sono rivelate quelle più deleterie e pericolose. . Per San Tommaso d’Aquino il diritto umano procede da quello naturale, quindi una legge che contrasta con il diritto naturale non solo può essere nociva ma anche moralmente inumana e sconveniente in quanto si oppone a Dio come supremo bene e legislatore. Chiarito questo, ritorniamo alle esternazioni papali e ai problemi contingenti. . Deve essere a tutti chiaro che qualsiasi Papa non può andare contro il deposito della fede cattolica e della dottrina perenne della Chiesa. In merito alle persone con tendenze omosessuali la Chiesa è già stata abbastanza chiara, sia attraverso la rivelazione scritturistica, sia attraverso i pronunciamenti magisteriali, sia nella pratica pastorale dei direttori d’anime. Il Papa non può che ribadire e confermare quello che c’è già nell’insegnamento della Chiesa e nel caso in cui voglia chiarire ulteriormente il suo pensiero circa questioni particolari, lo può fare senza però uscire dall’alveo del magistero bimillenario. . Quindi il Papa, come tale, non potrà mai dire che è necessario per le coppie omosessuali sposarsi, avere dei figli ed equiparare il loro matrimonio a quello naturale tra un uomo e una donna. Questo non potrà mai accadere, ma questo non deve essere visto necessariamente come una presa di posizione all’odio, anzi è necessario ribadire con chiarezza che nella Chiesa qualsiasi persona predisposta all’omosessualità non andrà mai dileggiata o condannata ma semmai accompagnata con sollecitudine verso un cammino di verità che non può però rinnegare sé stesso. . La mia analisi appare corretta e possiede un senso se la confrontiamo con l’evidenza dei fatti e con le reazioni scaturite dopo l’uscita del documentario sul Papa. In Italia l’onorevole De Zan, principale firmatario della legge contro l’omotransfobia, scrive su Twitter: . «Le parole di @Pontifex_it su #UnioniCivili riconoscono il diritto delle persone #lgbt alla vita familiare e aiutano il contrasto all’odio e alle discriminazioni. È compito del legislatore combattere questi fenomeni violenti: ora acceleriamo su legge contro #omotransfobia» . Risposte pubbliche come queste si sono moltiplicate in tutto il mondo politico internazionale e in tutti gli ambienti che sostengono le lobby LGBT, tanto da innalzare un canto di vittoria e portare in trionfo il Pontefice come colui che ha posto finalmente fine all’oscurantismo cattolico di matrice medievale, razzista, fascista e maschilista. . È palese che tali signori ignorano profondamente cosa sia il Romano Pontefice e quale sia il suo ruolo all’interno della Chiesa Cattolica. Egli è sì il Vicario di Cristo ma non è Cristo, è appunto il suo vicario sulla terra, non certo il suo Successore sulla terra. Il Sommo Pontefice, per meglio ancora chiarire, è il Successore di Pietro, non è il Successore di Cristo. Né può tanto meno essere più “aperto” e più “buono” di Cristo stesso. Con ciò è presto detto che non può abolire ciò che Cristo ha stabilito anche attraverso la creazione dell’uomo e della donna, creati per mezzo di Lui e in vista di Lui (cfr. Col 1,16). Così l’uomo e la donna, maschio e femmina, unici e complementari, fanno parte di una finalità naturale che si realizza non soltanto attraverso un atto fisiologicamente corretto ma anche rispettando il fine a cui quest’atto intrinsecamente mira, cioè al vivere una sessualità unitiva e procreativa orientata e redenta dall’unico e sommo bene che è Dio. . E la consapevolezza di essere Servo dei servi di Dio costituisce proprio la via di redenzione del Beato apostolo Pietro. Egli a Cesarèa di Filippo, sebbene costituito da Cristo come pietra su cui edificare la Chiesa (cfr. Mt 16,18), ha dovuto convertirsi attraverso una nuova sequela. Dopo aver scandalizzato il Maestro con una proposta di salvezza alternativa alla croce e all’obbedienza al Padre (cfr. Mt 16,21-23), ha capito che Cristo è l’unica strada percorribile all’uomo. Pietro, quindi ogni Pontefice di ogni tempo, si rende ben conto che il suo ufficio è nelle mani di Cristo e produce salvezza solo e soltanto quando si permette a Cristo di salvare il mondo attraverso il sacrificio della croce e dell’obbedienza a Dio (cfr. Gv 21,15-19). . Come ben sappiamo, oggi parlare di croce e di obbedienza significa essere presi per fanatici, queste sono realtà non gradite al mondo. Per questo motivo è meglio cercare realtà di salvezza aliene da Cristo, mostrando nel Vicario di Cristo un sostituto, attraverso il quale mostrare strade nuove più stuzzicanti, o per meglio dire, procedendo ovviamente per assurdo paradosso: “Se Cristo è rimasto indietro, il suo Vicario sulla terra può aggiornare, o meglio rivoluzionare tutto quanto”. . Questa è la vera astuzia demoniaca che imperversa la nostra contemporaneità e che ancora cerca di usare la figura del capo della cristianità per confondere gli uomini e disunire la Chiesa. Pietro, che in passato è stato vagliato come il buon grano da Satana (Lc 22,31-34), patisce ancora gli attacchi della scimmia di Dio, che da fuori e da dentro la Chiesa, sottopone i successori dell’apostolo a una continua tentazione a cui si può resistere solo attraverso la preghiera di Cristo e a un continuo ed umile ravvedimento dopo l’errore: «Simone, Simone ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli» (Lc 22,31-32). . Laconi, 24 ottobre 2020
(tratto dalla rivista on line "L'isola di Patmos")

Con l'Enciclica Fratelli Tutti rischiamo di sbandare

Purtroppo Papa Francesco con questa nuova enciclica naviga "fuori strada" , come rischiano di farlo tanti cattolici del nostro tempo, me compreso.

Dobbiamo pregare per Lui e per tutti i cattolici affinché nel nostro cammino terreno non navighiamo "fuori strada".

L' enciclica, tra molti facili equivoci, spiana la strada al sempre presente rischio che diventi normalità il SINCRETISMO, facendo dimenticare ai cristiani che solo Gesù Cristo è Via, Verità e Vita.

È fuorviante invogliare la Chiesa Cattolica a diventare una delle tante "associazioni mondiali benefiche e secolarizzate" , come tenta di fare oggi la massoneria moderna.

Manca la consapevolezza della presenza Viva di Gesù qui,  ora e per sempre, l'immanente con il trascendente nei credenti battezzati in Cristo, l'azione del discernimento spirituale, l'azione Trinitaria, sempre dinamica nella nostra vita , del Padre , e del Figlio , e dello Spirito Santo, il "Vero Carburante Ecologico" che alimenta il motore della nostra vita, LA PREGHIERA, e la dovuta consapevolezza e riscoperta della nostra relazione "materiale" con Cristo nell' EUCARISTIA.

La raccomandata "fratellanza" avanza nel mondo se Gesù Cristo avanza in ogni angolo della terra.



OPORTET ILLUM REGNARE !

"Bisogna che Egli Regni....' (S.Paolo)

Beatificazione Carlo Acutis , ragazzo di 15 anni

 

Antonia Salzano: «Il miracolo di Carlo Acutis, mio figlio,

 morto 15enne di leucemia: un santo per il web» 

La madre: «Morì in 72 ore. Mi disse:

ti darò molti segni e sarai di nuovo mamma»

di Stefano Lorenzetto

 

Intercede. Salva. Guarisce. Converte. Appare. I devoti di quello che già viene chiamato «il patrono di Internet», almeno 1 milione nei cinque continenti, vedono la sua presenza ovunque. L’ultimo segno, il 15 agosto. Scrivono i fan su Facebook: «Questa notte, nella solennità della Santissima Vergine Maria Assunta, Carlo è venuto a prendersi la sua cagnolina Briciola di quasi 17 anni. Ora corre e gioca anche lei nei meravigliosi giardini del Paradiso assieme agli altri animali di Carlo che l’hanno preceduta», i cani Poldo, Stellina e Chiara, i gatti Bambi e Cleopatra. Non le pare eccessivo che associno l’Assunzione alla morte di una bestiola? Sorride indulgente Antonia Salzano, mamma di Carlo Acutis, stroncato a 15 anni da una leucemia fulminante nel breve volgere di 72 ore. «Prima che ci lasciasse, gli dissi: se in cielo troverai i nostri amici a quattro zampe, compari con Billy, il cane della mia infanzia. Lui non lo conosceva. Un giorno zia Gioia, ignara del nostro accordo, mi telefonò: “Stanotte in sogno ho visto Carlo. Teneva fra le braccia Billy”».

Ma sono ben altri i segni per cui lo studente milanese, già venerabile dal 2018, verrà proclamato beato dalla Chiesa il 10 ottobre ad Assisi, ultima tappa prima di diventare santo. Quando il 23 gennaio 2019 si eseguì la ricognizione canonica sulle spoglie mortali del giovanissimo servo di Dio, la sua salma fu trovata intatta. «Io stavo lì, mio marito non volle vedere. Era ancora il nostro ragazzone, alto 1,82, solo la pelle un po’ più scura, con tutti i suoi capelli neri e ricci. E lo stesso peso, quello che si era predetto da solo».

Che intende dire?

«Pochi giorni dopo il funerale, all’alba fui svegliata da una voce: “Testamento”. Frugai in camera sua, pensavo di trovarvi uno scritto. Nulla. Accesi il pc, lo strumento che preferiva. Sul desktop c’era un filmato brevissimo che si era girato da solo ad Assisi tre mesi prima: “Quando peserò 70 chili, sono destinato a morire”. E guardava spensierato il cielo».

La vita di Carlo durò solo 5.641 giorni.

«In realtà 5.640. Entrò in coma alle 14 dell’11 ottobre 2006, con il sorriso sulle labbra. Credevamo che si fosse addormentato. Alle 17 fu dichiarata la morte cerebrale, la mattina del 12 quella legale. Avremmo voluto donare i suoi organi, ma non fu possibile, ci dissero che erano compromessi dalla malattia. Un bel paradosso, perché il cuore, perfetto, ora sarà esposto in un ostensorio nella basilica papale di San Francesco ad Assisi».

Quand’è stato prelevato?

«Durante la ricognizione del 2019. Con atto notarile abbiamo voluto donare il corpo al vescovo di Assisi. Era giusto che appartenesse alla Chiesa universale».

In che modo Carlo scoprì la fede?

«Non certo per merito di noi genitori, lo scriva pure. In vita mia ero stata in chiesa solo tre volte: prima comunione, cresima, matrimonio. E quando conobbi il mio futuro marito, mentre studiava economia politica a Ginevra, non è che la domenica andasse a messa».

Allora come spiega questa religiosità?

«Un ruolo lo ebbe Beata, la bambinaia polacca, devota a papa Wojtyla. Ma c’era in lui una predisposizione naturale al sacro. A 3 anni e mezzo mi chiedeva di entrare nelle chiese per salutare Gesù. Nei parchi di Milano raccoglieva fiori da portare alla Madonna. Volle accostarsi all’eucaristia a 7 anni, anziché a 10».

E voi come reagiste?

«Lo lasciammo libero. Ci pareva una cosa bella, perciò chiedemmo una deroga. Per me fu una “Dio-incidenza”. Carlo mi salvò. Ero un’analfabeta della fede. Mi riavvicinai grazie a padre Ilio Carrai, il padre Pio di Bologna, altrimenti mi sarei sentita screditata nella mia autorità genitoriale. È un percorso che dura tuttora. Spero almeno di finire in purgatorio».

Carlo fu precoce solo nella preghiera?

«In tutto. Era un mostro di bravura. A 6 anni già padroneggiava il computer, girava per casa con il camice bianco e il badge “Scienziato informatico”. A 9 scriveva programmi elettronici grazie ai testi acquistati nella libreria del Politecnico».

Non era troppo piccolo per usare il pc?

«I promotori della causa di beatificazione hanno analizzato in profondità la memoria del suo computer con le tecniche dell’indagine forense, senza riscontrare la minima traccia di attività sconvenienti. Sognava di adoperare il pc e il web per diffondere il Vangelo. Papa Francesco nellaChristus vivit cita Carlo come esempio per i giovani. “Sapeva molto bene”, spiega, “che questi meccanismi della comunicazione, della pubblicità e delle reti sociali possono essere utilizzati per farci diventare soggetti addormentati”, ma lui ha saputo uscirne “per comunicare valori e bellezza”. Il suo sguardo spaziava ben oltre Internet».

Fino a dove?

«Alle mense dei poveri, quelle delle suore di Madre Teresa di Calcutta a Baggio e dei cappuccini in viale Piave, dove prestava servizio come volontario. La sera partiva da casa con recipienti pieni di cibo e bevande calde. Li portava ai clochard sotto l’Arco della Pace, per i quali con i risparmi delle sue mance comprava anche i sacchi a pelo. Lo accompagnava il nostro cameriere Rajesh Mohur, un bramino della casta sacerdotale indù, che si convertì al cattolicesimo vedendo come Carlo aiutava i diseredati».

Avrebbe mai detto che un giorno sarebbe salito all’onore degli altari?

«Ero certa che fosse santo già in vita. Fece guarire una signora da un tumore, supplicando la Madonna di Pompei».

Il miracolo riconosciuto dalla Chiesa?

«No, solo uno dei tanti che nemmeno sono entrati nel processo di canonizzazione. Quello che lo farà proclamare beato accadde in Brasile nel settimo anniversario della morte, il 12 ottobre 2013, a Campo Grande. Matheus, 6 anni, era nato con il pancreas biforcuto e non riusciva a digerire alimenti solidi. Padre Marcelo Tenório invitò i parrocchiani a una novena e appoggiò un pezzo di una maglia di Carlo sul piccolo paziente, che l’indomani cominciò a mangiare. La Tac dimostrò che il suo pancreas era divenuto identico a quello degli individui sani, senza che i chirurghi lo avessero operato. Una guarigione istantanea, completa, duratura e inspiegabile alla luce delle attuali conoscenze mediche».

Suo figlio come si ammalò?

«Sembrava una banale influenza. Dopo alcuni giorni comparvero forte astenia e sangue nelle urine. Lui se ne uscì con una delle sue frasi: “Offro queste sofferenze per il Papa, per la Chiesa e per andare dritto in paradiso senza passare dal purgatorio”, ma in famiglia non vi demmo troppo peso. Chiamai il professor Vittorio Carnelli, che era stato il suo pediatra. Ci consigliò l’immediato ricovero nella clinica De Marchi. E lì avemmo la diagnosi infausta: leucemia mieloide acuta M3. Carlo ne fu informato dagli ematologi. Reagì con dolcezza e commentò: “Il Signore mi ha dato una bella sveglia”. Fu trasferito all’ospedale San Gerardo di Monza. Appena giuntovi, scosse la testa: “Da qui non esco vivo”».

Lei invocò un miracolo per suo figlio?

«Sì, da Gesù, dalla Madonna e dal venerabile fra Cecilio Maria, al secolo Pietro Cortinovis, il cappuccino fondatore dell’Opera San Francesco per i poveri di Milano. Ma i piani di Dio erano altri».

Quali?

«Quelli che avevo proposto a Carlo prima che spirasse: chiedi al Signore di manifestarci un segno della sua presenza».

E suo figlio che cosa le rispose?

«“Non preoccuparti, mamma. Ti darò molti segni”. Nove giorni dopo la sua morte, a Tixtla, in Messico, un’ostia si arrossò di sangue. Una commissione composta anche da scienziati non credenti accertò che era del gruppo AB, lo stesso presente nella Sindone e nel miracolo di Lanciano, e che si trattava di cellule del cuore. A distanza di quattro anni, negli strati sottostanti alla coagulazione restava ancora presente del sangue fresco».

Suo figlio aveva allestito «Segni», una mostra sui miracoli eucaristici.

«Sì, sta girando tutti i santuari del mondo. Negli Stati Uniti l’hanno ospitata 10.000 parrocchie. Sono eventi soprannaturali come quello accaduto il 12 ottobre 2008, nel secondo anniversario della sua morte, a Sokólka, in Polonia. Un’ostia caduta a terra durante la comunione, e conservata in cassaforte, una settimana dopo divenne un pezzo di carne di origine miocardica, gruppo sanguigno AB».

Ha avuto solo questi, di segni?

«Anche altri. Carlo mi predisse che sarei diventata di nuovo madre, benché stessi per compiere 40 anni. E nel 2010, quando già ne avevo 43, diedi alla luce due gemelli, Michele e Francesca».

Perché fu sepolto ad Assisi?

«Abbiamo una casa in Umbria. Un cartello avvertiva che c’erano in vendita nuovi loculi nel cimitero comunale. Chiesi a Carlo che cosa ne pensasse. “Sarei felicissimo di finire qua”, rispose. Il suo corpo intatto è stato poi traslato nel santuario della Spogliazione, dove ora i fedeli potranno venerarlo per sempre».

Che cosa le manca di più di suo figlio?

«L’allegria. Appena morì, ricordo d’aver pensato: e ora chi mi farà ridere? e chi mi aiuterà con il computer? Mi restano i suoi pensieri, detti e scritti: “Non io, ma Dio!”. “Da qualunque punto di vista la si guardi, la vita è sempre fantastica”. “Tutti nascono originali, ma molti muoiono come fotocopie”».

L’ultimo rende bene l’idea dei social.

«È così, gli uomini d’oggi sono ripiegati su sé stessi. La loro felicità è fatta solo di like. Ma Carlo è l’influencer di Dio».

Non vorrebbe che fosse ancora qui con lei, anziché avere un santo in cielo?

«Ho fatto mia l’invocazione di Giobbe: “Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!”. I figli non ci appartengono, ci sono affidati. Sento Carlo più presente di quando era in vita. Vedo il bene che fa. Mi basta».

4 settembre 2020

 

Predicatelo sui tetti

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
del Vangelo di Domenica 21 giugno 2020

 

«Predicatelo sui tetti». Il comando di Gesù esprime la determinazione di annunciare a tutti, ovunque, il suo Vangelo, le parole di salvezza.

Il termine predicazione lo utilizza rivolgendosi agli Apostoli, ai futuri Sacerdoti e Vescovi, anche tutti i cristiani in virtù del loro Battesimo hanno la responsabilità di annunciare il Vangelo. Non si tratta di una autorizzazione che bisogna ricevere da qualcuno, il cristiano è titolato ad annunciare Gesù Cristo per la sua Fede.

Questo non avviene in massima parte per la convinzione del cristiano di essere un vero seguace di Gesù, pur essendo magari solo un pigro ammiratore. Il vero seguace è solo chi imitata come può le opere del Maestro, vive i suoi insegnamenti e ne diventa discepolo.

Nel mondo i diavoli sono scatenati e quanti vivono senza Grazia rimangono colpiti dal Male. Si pensa alla presenza di satana solo quando si scopre la sua attività nella propria vita con gli attacchi distruttivi e con le violenti tentazioni, o con disgrazie che colpiscono i familiari. Solo allora si cerca l’esorcista o il Sacerdote anche con le preghiere di liberazione.

Il nucleo centrale del Vangelo di oggi è l’invito di Gesù a non aver paura degli attacchi dei cattivi: «Non abbiate timore». La coerenza del cristiano non teme il giudizio degli altri, che poi sono persone prive di virtù e bugiarde, non hanno nulla da insegnare.

Noi abbiamo scoperto il tesoro che rende grandemente ricchi ed è la Grazia di Gesù, è l’Amore Divino che ci dona quanto il mondo non immagina neanche. Nelle malattie e nelle sofferenze noi riusciamo a sopportare con amore e sappiamo che Dio Creatore interviene sempre in nostro aiuto. Non siamo mai soli.

Non dobbiamo avere mai paura degli uomini. Con il coraggio della Fede dobbiamo affrontare ogni situazione senza indietreggiare. Non aver paura degli uomini è semplice, essi sono uguali a noi e Gesù ci dice che avverrà uno stravolgimento tra le cose nascoste e quanto sarà svelato, di ciò che adesso è segreto e di fatti conosciuti. 

Il cambiamento delle menzogne in verità avverrà perché lo stabilisce Gesù Cristo, tutto è sottoposto al cambiamento. Non c’è d’aver paura degli uomini anche quelli più cattivi, solo adesso mostrano arroganza per il potere che esercitano, ma presto saranno sballottati con un soffio di vento.

La Parola di Dio non deve restare nelle tenebre come sta accadendo, Essa ha attraversato le notti della storia ed è giunta nella notte di chi la legge, ed è Parola che deve brillare senza luci artificiali, deve essere una luce che rincuora e dona la pace. È la Luce di Gesù.

Oggi moltissime omelie sono prive di Luce Divina e le tenebre coprono molti di quanti ascoltano, accolgono dottrine false. Ecco la necessità di diffondere ovunque il Vangelo storico e di aiutare quanti si sono incamminati nella strada della perdizione. Se abbiamo incontrato Gesù dobbiamo comunicarlo a tutti.

Ognuno di noi deve essere una luce che brilla in un mondo di tenebre, la luce è la .

In Cristo tentati, ma vittoriosi sul maligno

IN CRISTO SIAMO STATI TENTATI E IN LUI ABBIAMO VINTO IL DIAVOLO


La nostra vita in questo pellegrinaggio terreno non può essere esente da prove e il nostro progresso si compie attraverso la tentazione.

Nessuno può conoscere se stesso, se non è tentato, né può essere coronato senza aver vinto, né può vincere senza combattere; ma il combattimento suppone un nemico, una prova.

Il Signore volle prefigurare noi, che siamo il suo corpo mistico, nelle vicende del suo corpo reale, nel quale egli morì, risuscitò e salì al cielo.

In tal modo anche le membra possono sperare di giungere là dove il Capo le ha precedute.

Dunque egli ci ha come trasfigurati in sé, quando volle essere tentato da Satana.
Leggiamo nel Vangelo che il Signore Gesù era tentato dal diavolo nel deserto.

Precisamente Cristo fu tentato dal diavolo, ma in Cristo eri tentato anche tu. Perché Cristo prese da te la sua carne, ma da sé la tua salvezza, da te la morte, da sé la tua vita, da te l'umiliazione, da sé la tua gloria, dunque prese da te la sua tentazione, da sé la tua vittoria.

Se siamo stati tentati in lui, sarà proprio in lui che vinceremo il diavolo. Tu fermi la tua attenzione al fatto che Cristo fu tentato; perché non consideri che egli ha anche vinto? Fosti tu ad essere tentato in lui, ma riconosci anche che in lui tu sei vincitore.

Egli avrebbe potuto tener lontano da sé il diavolo; ma, se non si fosse lasciato tentare, non ti avrebbe insegnato a vincere, quando sei tentato.

(dal "Commento sui salmi" di Sant'Agostino, Vescovo)